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"È uno sport drogato" (intervista) "È uno sport drogato" (intervista)

Quotidiano 'la Città' - Bari
23 marzo 1996
'È uno sport drogato'


BARI - (…) Il punto del dottor Domenico Accettura, presidente della Federazione Italiana Medici Sportivi - provincia di Bari, nonché consulente del Ministero della Sanità. Tra l'altro, ogni domenica Accettura ha il compito di coordinare gli ispettori che effettuano sui campi di serie A, B e C i prelievi antidoping, che vengono fatti due per squadra a sorteggio.

<Oggi - spiega - si va sempre più alla ricerca di sofisticate sostanze che vanno oltre il mezzo di controllo che viene assegnato al medico sportivo incaricato dell'esame antidoping. La strumentazione in possesso della Federazione Medico-Sportiva non consente, il più delle volte, di individuare la sostanza tossica ingerita dall'atleta.

I controlli nei campionati di serie A, B e C sono costanti e avvengono ogni domenica. Casi dì sostanze dopanti ufficialmente non ce ne sono, negli ultimi anni i positivi si sono attestati sul 3-4 %.

Una indagine statistica di qualche anno fa, fatta in forma anonima fra calciatori di A e B, ha provato che un buon 20% dei calciatori fa uso di sostanze tossiche. Il problema è che è difficile individuare le sostanze tossiche perché i mezzi che vengono messi a disposizione di noi medici sportivi, non ci consentono di rintracciarle.

Ho il sentore che si ricorre spesso a stratagemmi, come 'allungare' le urine oppure trasferire l'urina pulita di una persona tramite catetere nella vescica di un giocatore che ha fatto uso di sostanze incriminate e che deve sottoporsi all'esame antidoping.
Spesso magari il giocatore che fa uso di anfetamine ha la fortuna di non essere sorteggiato per l'antidoping.

Sia l'Uefa che la Figc si stanno adoperando per maggiori e più severi controlli.
Ma il calcio e il ciclismo sono le due discipline dove i controlli sono effettuati. In altre discipline come tennis, automobilismo, tuffi, motociclismo, i controlli non esistono
>.

Il problema è ancor più sentito negli sport dilettantistici:

<Qui la situazione è drammatica, ancora peggio del professionismo: i controlli non esistono, proprio. Figuriamoci se ogni domenica - prosegue - possiamo seguire le migliaia di gare sportive che si effettuano sul territorio nazionale.

Qui fare uso di anfetamine è scontato. Nel calcio ad esempio, ex giocatori hanno rivelato in modo confidenziale di far uso di sostanze proibite. C'è omertà da parte delle società.
Così si uccide il reale valore della disciplina sportiva, bluffare nello sport non serve perché vengono meno i principi che ispirano la sana attività sportiva.

Il CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, si sta adoperando per sviluppare maggiori controlli.

Anche in Italia da qualche tempo gli atleti nel giro delle nazionali e i preolimpici sono sottoposti dai medici della Federazione a controlli casuali.
La nostra federazione, quella dei medici sportivi, non può agire in maniera autonoma. Siamo chiamati di volta in volta dalle federazioni sportive ad effettuare dei controlli
>.

Le soluzioni sono complesse:

<Rigide sanzioni, anche penali, per gli atleti, allenatori e dirigenti societari.
E poi - aggiunge Accettura - abbreviazione della carriera sportiva per chi incorre nell'errore. Va sottolineato che il fenomeno-problema doping è volutamente misconosciuto in ambiente professionistico e ignorato del tutto in quello dilettantistico. L'attenzione va concentrata sulla prevenzione.

Questa dovrebbe esplicarsi con controlli, effettuati da personale medico già esperto quale quello federale, in modo intenso e capillare, con ispezioni casuali durante gli allenamenti differenziando anche le sanzioni in base alle sostanze ingerite. Bisogna ricorrere a questo tipo di dolorose soluzioni se si vogliono salvare i reali valori della pratica sportiva.

Lo ripeto: bisogna mettere nelle condizioni i medici sportivi di poter operare con mezzi all'avanguardia. La situazione attuale è preoccupante.
A parte calcio e ciclismo dove i controlli sono costanti, nelle altre discipline bisogna assolutamente arginare il fenomeno del ricorso a sostanze che alterano le prestazioni dello sportivo
>.

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