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- A -

ACCLIMATAZIONE: l'adattamento dell'organismo a condizioni ambientali diverse da quelle cui è abituato a vivere. Per adattamento si intende una modificazione morfologica e/o funzionale di uno o più organi, per meglio sopportare la nuova situazione in cui si viene a trovare. Per quanto riguarda le condizioni ambientali, si possono prendere in considerazione in particolare la pressione atmosferica e la temperatura ambientale.
L'aumento della temperatura ambientale (caldo) provoca nell'organismo una serie di modificazioni finalizzate a mantenere la temperatura corporea a livelli fisiologici. In particolare, dopo alcuni giorni di esposizione al caldo, aumenta la velocità di produzione di sudore, con sudore più diluito e conseguente minor perdita di sodio. Anche la tolleranza al lavoro fisico è aumentata rispetto ai soggetti non acclimatati. E' possibile fare un'acclimatazione al caldo ed all'umidità, portando giornalmente l'atleta o il gruppo di atleti in ambienti in cui vengano artificialmente riprodotte le condizioni che si dovranno affrontare in seguito. L'acclimatazione quasi completa si può ottenere nel giro di una settimana circa spendendo non più di 1-2 ore al giorno.
L'acclimatazione a condizioni di bassa temperatura (freddo) è controversa.

ACCRESCIMENTO: processo attraverso il quale l'organismo raggiunge la maturazione caratteristica del soggetto adulto. Tale evoluzione passa attraverso varie fasi ed è importante collocare con precisione il livello di maturazione del bambino in quanto le sue capacità fisiche vanno di pari passo con lo sviluppo somatico e non con l'età. La velocità tende a diminuire dalla nascita fino all'inizio della pubertà. La crescita staturale dipende da fattori diversi: quelli genetici e quelli costituzionali, quello ormonali, nutrizionali, metabolici.

ACIDI GRASSI LIBERI: Gli acidi grassi liberi che circolano nel sangue sono ottenuti per demolizione dei lipidi alimentari e si distinguono in saturi ed insaturi. Fra i primi ricordiamo l'acido palmitico, lo stearico, il butirrico; tra gli altri, l'oleico, il linoleico, l'arachidonico. I nomi aiutano a ricordarne la provenienza.

ACIDO LATTICO: E' un prodotto che si forma nell'organismo quando il glucosio viene utilizzato in assenza di ossigeno (glicolisi anaerobica), ed è presente nel sangue, in modesta quantità, anche quando il soggetto non fa alcun movimento. La sua concentrazione nel sangue infatti si aggira a riposo tra i 3 e i 22 mg/100 ml. Il lattato comincia ad accumularsi nelle cellule muscolari a partire da esercizi di moderata intensità. Dalle cellule, lentamente, passa nel sangue dove la sua concentrazione cresce, quando l'intensità dell'esercizio supera la cosiddetta soglia anaerobica.

La scomparsa del lattato dal sangue dipende da due distinti processi:
la sua utilizzazione, prevalentemente da parte del cuore e del rene, e la sua ritrasformazione per produrre glicogeno. Poiché questi processi di utilizzazione e di riconversione a glicogeno sono molto lenti e di lieve entità, con l'aumentare dell'intensità dell'esercizio, la produzione di lattato aumenta, e così il lattato si accumula nel sangue causando un'acidosi metabolica.
Generalmente si ritiene che l'aumento della concentrazione di acido lattico nelle cellule, insieme all'acidosi, sia alla base della sensazione di fatica che, nel tempo, porta l'atleta ad interrompere l'esercizio.
Al termine di un esercizio muscolare intenso che abbia prodotto molto acido lattico è utile che l'atleta non si fermi, ma continui a muoversi facendo esercizi di modica intensità. Questi esercizi di recupero hanno un'intensità pari al 35% della massima potenza dell'atleta.

AEROBIO: nel linguaggio sportivo moderno si parla di sport aerobi o aerobici, termine usato per indicare gli sport di resistenza e di lunga durata e non di potenza.
Negli sport aerobici, quali il ciclismo su strada, la maratona e la corsa su distanze superiori agli 800 metri, il nuoto in gare superiori ai 200 metri, ma anche il calcio ed il basket, l'energia necessaria per effettuarli viene ricavata prevalentemente dalla combustione del glucosio e dei grassi in presenza di ossigeno.
In questi sport infatti la scarsa o nulla formazione di acido lattico, che è probabilmente la causa della fatica, consente che l'esercizio muscolare possa essere sostenuto per tempi lunghi.
Uno dei modi per saggiare le proprie capacità a sostenere un esercizio o effettuare uno sport di tipo aerobico è il test di Cooper. Questa prova consiste nel misurare la distanza che può essere coperta con una corsa in piano che, senza interruzioni, duri almeno 12 minuti.
Anche se abbastanza criticabile sotto il profilo scientifico, per scopi pratici è questo un test da campo che può essere adottato.

AFFATICAMENTO: stato fisiologico che si instaura dopo un certo tempo dall'inizio di uno sforzo muscolare. E caratterizzato da riduzione del rendimento muscolare fino all'impossibilità di continuare l'esercizio.

Il fenomeno, del tutto transitorio, è dovuto:

    1. all'accumulo di cataboliti, cioè prodotti di rifiuto provenienti da reazioni biochimiche che si verificano nel corso della contrazione muscolare (anidride carbonica, acido lattico ecc.);
    2. all'esaurimento delle fonti di energia, cioè dell'adenosintrifosfato, della fosfocreatina e del glicogeno. Un ridotto apporto di ossigeno, come si verifica per esempio nel caso di sport effettuati in altura, dove l'ossigeno disponibile per i muscoli è ridotto o comunque carente, favorisce il rapido instaurarsi dello stato di fatica.

ALLENAMENTO: in generale si definisce come il processo attraverso il quale l'organismo, gradualmente, raggiunge una capacità di prestazione sportiva maggiore o migliore (stato di allenamento) rispetto a quella iniziale. Si definisce allenamento sportivo il miglioramento della prestazione in un determinato sport.

L'allenamento è un fenomeno molto complesso, finalizzato, che si sviluppa secondo un'organizzazione temporale, e che riconosce come base fisiologica la capacità di adattamento dell'organismo (plasticità).
L'organismo, infatti, messo in crisi da uno stimolo idoneo (carico di allenamento), reagisce con una serie di modificazioni morfologiche e funzionali atte a sopportare meglio la situazione di stress provocata dallo stimolo stesso.

L'allenamento può essere:

    1. generalizzato, volto cioè a dare una preparazione di base, migliorando, per quanto possibile, la totalità delle qualità fisiche dell'individuo
    2. specifico, volto cioè ad esaltare alcune qualità necessarie al raggiungimento di una data prestazione, anche a scapito di altre.

Le modificazioni morfologiche e funzionali provocate dal carico lavorativo che viene utilizzato, sono molteplici e determinate dalle caratteristiche (o strutture) e dalle componenti del carico stesso, cioè dall'entità, dal volume, dall'intensità, dalla densità e dalla frequenza con cui viene applicato lo stimolo allenante.

Il processo d'allenamento deve perciò rispettare alcune regole:

    1. regola del carico minimo: uno stimolo (o carico) troppo blando non produce alcun effetto allenante;
    2. regola della continuità del carico: i carichi di allenamento devono essere separati da pause (o intervalli) non troppo lunghe
    3. regola dell'incremento del carico: il carico deve essere tendenzialmente crescente nel tempo;
    4. regola dell'individualizzazione del carico: lo stesso carico provoca risposte diverse sia in atleti differenti sia nello stesso atleta in momenti diversi.

Per questo motivo è necessario differenziare tra carico esterno (imposto) e carico interno: quest'ultimo infatti è la risposta dell'organismo allo stesso stimolo, che è anche dipendente dalle condizioni ambientali e soggettive dell'atleta in quel momento funzionale.

Se queste regole fondamentali vengono rispettate e se il carico d'allenamento viene stabilito secondo criteri razionali per quanto riguarda la programmazione e la periodizzazione nel corso di una o più stagioni, si potrà ottenere un miglioramento sia delle qualità fisiche (forza, resistenza, velocità, coordinazione) che delle qualità tecnico-tattiche, aumentando quindi la capacità di prestazione dell'atleta.

ALLERGIA: è una condizione di elevata sensibilità dell'organismo verso determinate sostanze o agenti, detti appunto allergeni (pollini di piante, polveri domestiche, muffe, farmaci, peli di animali, ecc.).
Il più delle volte l'allergia si presenta come un grosso raffreddore: elevata secrezione nasale, mal di testa, ampia secrezione lacrimale, ecc. L'allergia ai pollini delle piante, soprattutto in primavera, rende assai difficile la possibilità allo sportivo di allenarsi, in molti casi si ha una effettiva sospensione dell'attività; nei casi più fortunati l'atleta riesce a cambiar sede e va ad allenarsi ad esempio in collina o in montagna tornando poi in città quando i pollini sono scomparsi.

Sempre per evitare l'interruzione degli allenamenti o l'impossibilità di partecipare a gare, più spesso è possibile andare a ricercare qual è la sostanza (l'allergene) responsabile dell'energia per poter utilizzare un vaccino. E comunque buona norma fare una cura desensibilizzante. Per evitare queste particolari evenienze, meglio sarebbe portare con sé, magari appeso al collo con una cordicella, un cartellino su cui siano indicate, le forme di allergia che l'atleta presenta.

AMENORREA: si definisce amenorrea la riduzione del numero dei cicli mestruali a tre volte o meno per anno, fino alla loro totale scomparsa.

AMINOACIDI: gli aminoacidi sono i componenti fondamentali delle proteine come i mattoni lo sono di un muro. Sono sostanze che contengono azoto nella loro molecola (gli zuccheri ed i grassi, al contrario, ne sono sforniti). Non solo proteine, ma anche singoli aminoacidi vengono solitamente introdotti con la dieta, e alcuni di essi, i cosiddetti aminoacidi essenziali (cioè quegli aminoacidi che l'organismo umano non sa produrre) si trovano solo in alimenti come la carne, le uova, il formaggio.

Una volta penetrati nel sangue, gli aminoacidi vanno a costituire un pool di aminoacidi liberi, e possono essere indirizzati o alla sintesi delle proteine corporee (il fegato ad esempio sintetizza proteine a partire dagli aminoacidi), ovvero essere inviati alla demolizione, liberando così energia, come può accadere in corso di attività fisica. Un'altra strada che gli aminoacidi possono imboccare è quella della neoglicogenesi, cioè possono perdere l'azoto (deaminazione) e formare glicogeno.

ANAEROBIO ALATTACIDO E LATTACIDO: anaerobio o anaerobico si dice di un esercizio, o di un'attività sportiva, in cui l'energia per effettuano viene ricavata dall'organismo in assenza o in carenza relativa di ossigeno.
Il sollevamento pesi, gli sport dei lanci, le corse fino ai 400-800 metri, si può affermare siano sport di tipo anaerobico (o prevalentemente anaerobico).

Queste attività sportive possono essere effettuate per tempi brevi o brevissimi, in quanto le scorte di energia che l'organismo possiede sono molto modeste e vanno facilmente incontro ad esaurimento. Un'ulteriore suddivisione in questi tipi di sport anaerobici è quella fra sport anaerobici alattacidi e sport anaerobici lattacidi.

ANTIINFIAMMATORI: farmaci che agiscono contro l'infiammazione dei tessuti.

APNEA: interruzione volontaria della respirazione, più spesso in stato di inspirazione massimale (apneusi), generalmente attuata dall'uomo per immersioni subacquee di breve durata.

ASMA: l'asma è una malattia delle vie respiratorie caratterizzata da una aumentata sensibilità dell'albero tracheobronchiale a molteplici stimoli. L'asma si manifesta dal punto di vista clinico con difficoltà respiratoria, tosse e sibili, espressione di una ostruzione diffusa delle vie aeree. E una malattia generalmente a carattere episodico, con attacchi acuti intervallati da episodi di totale benessere.
Provvedimenti medico sportivi.

Per quanto riguarda i soggetti asmatici con crisi intermittenti e senza asma da sforzo, questi, nei periodi intervallari, sono in grado di affrontare qualsiasi attività sportiva alla pari con i soggetti normali. E consigliata una blanda attività motoria (passeggiate magari anche lunghe, ma effettuate con passo lento e cadenzato) anche in asmatici con asma perenne, sempre in rapporto alle loro possibilità.
Naturalmente questi soggetti dovranno astenersi da attività a livello agonistico nelle specialità ad elevato dispendio energetico.

ASMA DA ANALGESICI (da Aspirina®). Nei soggetti asmatici deve sempre essere indagata la possibilità di una ipersensibilità ai farmaci e in particolare ai farmaci antiinfiammatori non steroidei e ai salicilati. Naturalmente, importante risulta a scopo preventivo evitare l'assunzione di aspirina, salicilati e particolari alimenti ed additivi interessati.
Nello sportivo, questa particolare forma di asma, può determinare grossi problemi in quanto è noto l'uso dei farmaci antiinfiammatori spesso in modo anche inadeguato. Naturalmente questi farmaci saranno da eliminare.
Gli atleti devono sempre verificare che i farmaci che assumono non provochino l'accesso asmatico o siano doping.

ASMA DA SFORZO. Lo sforzo fisico, di per sé, può provocare riduzione del calibro bronchiale (broncospasmo) sia nei bambini che negli adulti. Sulla scorta di nostri risultati, possiamo affermare che tale evenienza si verifica nel 40% degli adulti e nel 60% dei bambini asmatici.
Il fattore scatenante sarebbe rappresentato dal raffreddamento e dalla disidratazione della mucosa bronchiale conseguenti all'aumentata ventilazione polmonare.
La sintomatologia broncospastica si manifesta spesso al termine di uno sforzo fisico, e si protrae per un tempo variabile dai 15 ai 60 minuti. E caratteristica l'insorgenza di una broncodilatazione durante lo sforzo e la persistenza di un periodo di refrattarietà al broncospasmo per circa due ore.
Durante tale periodo di refrattarietà la risposta ad un successivo esercizio è del tutto abolita o almeno molto attenuata.

ATP - ADP: rispettivamente: adenosin-trifosfato (ATP) e adenosin-difosfato (ADP), sono composti ad alta energia.
Queste sostanze ad elevata energia rappresentano per il corpo umano quello che la batteria (purché carica!) rappresenta per un'automobile: una fonte di energia sempre immediatamente disponibile.
Possono muovere l'auto anche se non vi è benzina nel serbatoio, tuttavia hanno un difetto, quello di esaurirsi in tempi molto brevi, pur essendo ricaricabili.

- B -

BIORITMO: il dottor Wilhelm Fliess descrisse l'esistenza, nell'uomo, di un ciclo fisico della durata di 23 giorni, e di un ciclo emozionale di 28 giorni. Indipendentemente da Fliess, un altro medico descrisse l'esistenza di un ciclo intellettuale, durante il quale, la migliore prestazione mentale era in cicli di 33 giorni.
Questi cicli attualmente vengono chiamati: "bioritmi" o "ritmi biologici".

BORSITE: è un processo infiammatorio che colpisce molti sportivi ed è per essi fortemente limitante l'esercizio. Le più frequenti sono le borsiti a carico del ginocchio (borsa prepatellare) e del gomito (borsa olecranica).
Se causata da continui traumatismi, spesso è sufficiente il riposo della parte, magari con applicazioni di ghiaccio sulla sede dolente.
Talvolta è necessario associare farmaci antiinfiammatori.

BRADICARDIA: il cuore ha una frequenza notevolmente variabile, e ciò a causa soprattutto del fatto che questo organo è fornito di una doppia innervazione. Soprattutto negli sport di resistenza, ma anche negli altri sport, si può notare che i soggetti ben allenati presentano, a riposo, una frequenza cardiaca molto bassa, frequenza che talvolta raggiunge il valore di 40 battiti per minuto, rispetto a quella di soggetti non-allenati (solitamente in questi, la frequenza cardiaca è intorno ai 70-80 battiti per minuto).
Anche nel corso di un allenamento o di una gara, gli atleti allenati, a parità di sforzo, hanno una frequenza cardiaca minore di quella dei sedentari (bradicardia relativa) e ciò fornisce all'atleta "una marcia in più".
È noto che ogni soggetto, in relazione alla propria età, ha una frequenza cardiaca massimale, al di là della quale egli entra nella fascia di rischio, cioè può subire danni al cuore.
Una formuletta, adatta soprattutto alla popolazione maschile, indica che la frequenza cardiaca massimale si calcola sottraendo al valore di 220, l'età del soggetto:

Frequenza cardiaca massimale = (220 - Età*)

*in anni.

Perciò a parità di età dell'atleta, più bassa è la frequenza cardiaca di partenza (soggetto bradicardico), tanto più ampio sarà il margine di frequenza a sua disposizione prima di giungere alla sua frequenza massimale.

- C -

CALCIO: è un elemento chimico molto importante per l'organismo umano.
Il soggetto adulto contiene nel proprio organismo oltre un chilogrammo di calcio, quasi tutto immagazzinato all'interno delle ossa.
Non per questo, quella piccola parte di calcio presente negli altri tessuti non-ossei (cuore, muscoli, sistema nervoso, ecc.) ha minore importanza dal punto di vista funzionale.
Così, ad esempio, il calcio non contenuto nelle ossa consente al muscolo scheletrico ed al cuore di contrarsi, permette al sistema nervoso la trasmissione dei messaggi, ed anche la coagulazione del sangue.

Il calcio nelle ossa permette a queste di assolvere la loro funzione specifica:

sia la funzione di statica del corpo, cioè, ad esempio, il mantenimento della stazione eretta,

sia la funzione dinamica: camminare, correre, in quanto le ossa servono come punto di ancoraggio per i tendini dei vari muscoli.

Il contenuto in calcio dell'organismo, e quello delle ossa in particolare, dipende dall'azione di molti ormoni (paratiroidei, tiroidei, ipofisari, ecc.), ma dipende anche dall'alimentazione (apporto di calcio a livello intestinale), dalla esposizione del corpo ai raggi del sole (per la formazione della vitamina D3) e dall'attività sportiva.

I medici dello sport sostengono che anche nell'età avanzata si debba fare sport, sia pure nei modi e nei tempi adeguati a ciascuna età, e da essi consigliati;
ciò perché, oltre a migliorare il funzionamento delle articolazioni, il movimento, il carico sulle ossa riduce il rischio di quella malattia che va sotto il nome di osteoporosi, malattia facilmente visibile in radiografia.

CALORIA: è l'unità di misura di una certa forma di energia: l'energia termica.

COMPENSAZIONE: in gergo subacqueo è quella metodica che permette di pareggiare (compensare appunto) la pressione esistente nell'orecchio con quella ambientale.
La metodica è nota anche a chi va in montagna, in funivia, in aereo, ecc.

CONTRATTURA MUSCOLARE: è una forma di contrazione muscolare involontaria e persistente. Somiglia in qualche modo ad un crampo, ma è meno violenta, meno dolorosa, più duratura; difatti un atleta che venga colpito da contrattura muscolare durante una gara, il più spesso delle volte riesce a portare a termine la sua prestazione, mentre se è colpito da crampo, l'interruzione è inevitabile.

Le cause che determinano la contrattura ancora non sono state individuate esattamente; molto spesso la contrattura insorge per effetto di un gesto sportivo mal fatto o è causata da un errore nell'impostazione dell'allenamento, o determinata da un insufficiente riscaldamento prima della gara.
Generalmente la cura è sintomatica: antinfiammatori e miorilassanti servono allo scopo, unitamente al riposo.
Spesso viene associata elettroterapia e ionoforesi di prodotti medicamentosi, quali la procaina, l'etilmorfina e prodotti curarizzanti.

CONTRAZIONE MUSCOLARE: la contrazione muscolare è un processo biologico caratteristico dei tessuti muscolari scheletrico, cardiaco e liscio.

La contrazione isometrica sviluppa forza, senza che vi sia accorciamento del muscolo; è quindi una contrazione eseguita contro un carico superiore alla forza che il muscolo sta generando in un dato momento.

La contrazione isotonica è una contrazione con solo accorciamento a carico costante, ad esempio alzare ed abbassare ripetutamente con le braccia un leggero bilanciere.

La contrazione isocinetica è una contrazione isotonica in cui, oltre al carico, è costante la velocità di accorciamento. Queste due ultime contrazioni sono anche dette concentriche perché forza e accorciamento sono rivolti nello stesso verso, cioè tendono a sostenere il carico.

CORSA: attività muscolare ciclica durante la quale tutto il corpo partecipa all'avanzamento che segue alla propulsione determinata dagli arti inferiori.
A differenza della marcia, dove è obbligatorio mantenere sempre il contatto con il suolo, la corsa si compone di una fase di appoggio, una fase di spinta, una fase di volo.

CRAMPO MUSCOLARE: è uno spasmo muscolare "spontaneo" che si accompagna a dolore intenso. Il più spesso delle volte è causato da una eccessiva perdita di sali attraverso il sudore, o a motivo di un brusco raffreddamento o eccessivo riscaldamento della muscolatura in esercizio.

Anche alterazioni della circolazione sanguigna a livello locale, accumulo di prodotti del metabolismo muscolare (es. acido lattico), ovvero carenza dell'apporto di ossigeno al muscolo che lavora, sono state considerate come possibili cause d'insorgenza del crampo.

Il trattamento consiste nel riportare la parte colpita dal crampo in posizione di normalità, applicando manualmente una forza costante e senza scatti. Il massaggio con ultrasuoni risulta spesso prezioso. Una buona nutrizione a base di frutta e verdure migliora solitamente questa situazione abbastanza frequente negli sportivi.

Se i crampi si ripetono frequentemente e necessaria la ricerca di eventuali cause di natura tecnica (forma e materiale delle scarpe, il più delle volte), o errori che gli atleti possono commettere nell'effettuazione del gesto sportivo.

- D -

DIARREA: in occasione di gare impegnative, importanti soprattutto sotto il profilo del risultato, negli atleti sono particolarmente frequenti disturbi dell'apparato gastroenterico. Questi sono caratterizzati da crampi addominali a localizzazione periombelicale, meteorismo, e frequenti scariche diarroiche.
La causa di tale sintomatologia è da riferire ad una distonia neurovegetativa su base psichica. Infatti tali disturbi possono scomparire già all'inizio della competizione quando la tensione psichica scompare.

Una terapia preventiva a base di oppiacei è poco indicata per il rischio che possa incidere negativamente sulla performance atletica. Più utile sembra invece una buona preparazione psicologica ed una blanda terapia sedativa (tisana di camomilla).
Spesso capita che atleti in trasferta, soltanto a causa di variazioni di composizione della dieta abbiano episodi di diarrea. In questo caso importante è rimpiazzare i liquidi persi, con bevande non fredde e possibilmente con brodini a temperatura ambiente. Opportuno evitare i gelati, il latte freddo e le verdure.

DISIDRATAZIONE: situazione che si configura quando, dopo una perdita abbondante di acqua, in genere in seguito a sudorazione profusa, non si reintegra il patrimonio idrico. Per evitare la disidratazione gli atleti vanno educati a bere ancor prima che la sete si faccia sentire, il che significa, a seconda dello sport praticato, che è buona norma avere dell'acqua con sé, a temperatura per facilitarne il transito gastrico.

DISTORSIONE: è una patologia abbastanza frequente negli sportivi, che si verifica a carico dei legamenti. E causata da una esagerata escursione di un'articolazione, oppure da un movimento fatto con l'articolazione in una direzione non fisiologica. Il primo intervento terapeutico è il riposo immediato della articolazione. Sono da escludere tassativamente i massaggi e l'applicazione di caldo.

DISTORSIONE ACROMIO-CLAVEARE:

    - Definizione: distorsione traumatica dell'articolazione acromio-claveare dovuta a caduta o collisione (ad esempio placcaggio nel rugby)
    - Etiopatogenesi: lesione della capsula articolare o dei legamenti - Traumi più intensi possono determinare una sublussazione
    - Sintomatologia: articolazione acromio-claveare; dolore; tumefazione; spostamento dei capi articolari;crepitio;instabilità
    - Diagnosi differenziale: frattura della clavicola; trauma dell'articolazione della spalla (può essere associato)
    - Indagini diagnostiche: un esame radiografico può mettere in evidenza sublussazione, lussazione o fratture adiacenti
    -Trattamento: riposo, crioterapia, fasciatura alla Petit; apparecchio gessato (se grave); FANS; se l'instabilità persiste può essere necessaria la riduzione chirurgica.

DISTORSIONE TIBIO-TARSICA

    - Definizione: distorsione acuta di natura traumatica dei legamenti collaterali della caviglia +/- capsula articolare. Più frequentemente è interessato
    - Esame radiografico per controllare la stabilità: L'esame radiografico sotto stress in rotazione forzata può rivelare un'apertura del mortaio tibiale, segno di rottura della capsula articolare o dei legamenti.
    - Trattamento: in fase precoce riposo, crioterapia, fasciatura compressiva, sollevamento, FANS.
    - Terapia definitiva: crioterapia, FANS, possibilmente ultrasuoni. Esercizio fisico statico caricando precocemente l'articolazione. Se il legamento è danneggiato e vi è instabilità, si consiglia immobilizzazione prolungata e riduzione chirurgica. Apparecchio gessato standard o funzionale, esercizio fisico con mobilizzazione articolare limitata

DOLORE: è una sensazione caratterizzata da un contenuto sgradevole, ed è accompagnata a volte da reazioni di carattere neurovegetativo (nausea, vomito, sudorazione, ecc.). Il dolore è un segnale estremamente importante, soprattutto per l'atleta, un segnale che sta ad indicare che "c'è qualcosa che non va", ed è pertanto prudente considerarlo molto attentamente, specie quando insorge spontaneamente.

DOPING: si intende per doping la somministrazione o uso di sostanze estranee all'organismo, o la somministrazione di sostanze fisiologiche utilizzate in quantità o con metodi non fisiologici, da parte di persone in apparente buona salute allo scopo di ottenere un miglioramento della propria prestazione sportiva. I rischi insiti nell'uso di droghe sono molteplici, in funzione del tipo di farmaco o di tecnica usata (ad esempio steroidi anabolizzanti, antifatica, autoemotrasfusione etc.): talvolta i danni possono essere immediati, altre volte possono seguire a distanza di tempo (anche anni).

DURONI: sono lesioni cutanee che compaiono nei punti in cui si constata un aumento dello strato corneo senza opacità centrale. I duroni sono dovuti ad un traumatismo cronico, generalmente causato da calzature non adatte.
Il trattamento consiste nell'asportazione dello strato ipercheratosico e nell'applicazione locale di acido salicilico. Importante soprattutto la scelta di calzature ben adattate.

- F -

FATICA: può essere definita come la diminuzione della capacità di generare forza da parte dei muscoli. In pratica la fatica è un sintomo molto soggettivo, cui concorrono fattori psicologici come la motivazione, la sensibilità al disagio causato da esercizi strenui e dalle condizioni ambientali.
Fra i fattori puramente funzionali e metabolici troviamo l'acidosi dovuta all'accumulo di acido lattico, la cui concentrazione è inversamente proporzionale alla forza sviluppata e le difficoltà di un adeguato apporto di sangue, ad esempio durante contrazione isometrica. Poiché le capacità sia anaerobiche sia aerobiche sono differenti da soggetto a soggetto, altrettanto lo sarà la soglia della fatica.
Fatica e dolorabilità muscolare possono essere prevenute ed attenuate con l'apporto di aspartati di magnesio e di potassio.

FERRO: il ferro è una componente molto importante della dieta, soprattutto per l'atleta. Basti ricordare che il ferro rientra anche nella struttura dell'emoglobina , il pigmento che lega e trasporta l'ossigeno nel sangue fino ai muscoli, e della mioglobina, che lega l'ossigeno a livello muscolare.

L'atleta ha maggior bisogno di ferro, in quanto tende ad assorbirne meno dalla dieta e a perderlo con il sudore, con l'urina e con le feci. Particolarmente esposte sono le donne, a causa del ciclo mestruale o in gravidanza, nonché gli adolescenti.

I cibi che contengono ferro sono: la carne (soprattutto il fegato) le uova, i legumi e i prodotti caseari. Nell'atleta è spesso necessaria la supplementazione di ferro ad integrare la dieta, ma è opportuno che questa venga prescritta dal medico dopo aver valutato il risultato degli esami ematochimici.

FORMA: con questo termine viene definita la condizione fisica dell'atleta. La forma varia in maniera ciclica nel corso dell'anno in funzione di vari fattori psicofisici e dei carichi di allenamento, oscillando fra un minimo ed un massimo.
La massima forma è ottenibile per un tempo limitato, poi si ha un fisiologico calo nella prestazione; un buon programma di allenamento permetterà all'atleta di ridurre al minimo questo calo prima della ripresa.

FORZA: capacità di un muscolo di vincere, contraendosi, la resistenza offerta da un carico ad esso imposto.

FREQUENZA CARDIACA: la frequenza cardiaca indica il numero di battiti del cuore in un minuto. L'esercizio fisico fa aumentare la frequenza cardiaca ed esiste una relazione grosso modo lineare tra carico lavorativo e frequenza e fra questa ed il consumo di ossigeno.
La frequenza cardiaca massima tende a diminuire con l'età.
Al termine dell'esercizio, cioè nella fase di recupero, la frequenza ritorna a livelli basali entro i primi 5 minuti circa.

FREQUENZA RESPIRATORIA: la frequenza respiratoria indica il numero degli atti respiratori che un soggetto effettua in un minuto a riposo la frequenza è di 12 - 15 atti al minuto.

- G -

GLICOGENO: il glicogeno si trova soprattutto concentrato nel fegato e nei muscoli, dove costituisce una riserva energetica.

GLUCOSIO: è lo "zucchero del nostro organismo".
Proviene dalla dieta, per scissione di amido, zucchero di canna, maltoso e lattoso, o direttamente dalla frutta. E' il principale carburante dei tessuti ed è importantissimo per il muscolo dove può venire demolito, per ricavarne energia, sia in presenza sia in assenza di ossigeno.

GOMITO DEL TENNISTA:

Definizione: dolore spontaneo e alla pressione sull'epicondilo laterale, dovuto a lesione traumatica dell'inserzione dell'estensore comune delle dita.

Etiopatogenesi:

    - Traumi ripetuti, movimenti ripetitivi (come nella "battuta").
    - Nei casi in cui si è dovuto ricorrere a intervento chirurgico è stata riscontrata infiltrazione dell'aponevrosi, da parte di tessuto di granulazione.

Sintomatologia:

    - Dolore al gomito, esacerbato dal movimento di rotazione dell'avambraccio a pugno chiuso.
    - All'esame obiettivo si riscontra dolore alla pressione nell'area dell'epicondilo, esacerbato dalla chiusura del pugno e dalla rotazione contro-resistenza dell'avambraccio e dell'estensione del polso.
    - Anche se il movimento del gomito può provocare dolore, vi è un'ottima mobilità passiva.

Diagnosi differenziale:

    - Con altre lesioni traumatiche e artrite del gomito.

Indagini diagnostiche:

    - Tutti gli esami di laboratorio e radiografici sono negativi. Di rado, nei casi cronici, si può avere reazione periostea a livello dell'origine dell'estensore comune delle dita.

Trattamento:

    - Evitare inizialmente i movimenti di rotazione ed estensione, calore locale, ultrasuoni e analgesici.
    - Le infiltrazioni locali con corticosteroidi in genere apportano rapido sollievo, ma spesso devono essere ripetute.
    - Nei casi incurabili, decompressione chirurgica dell'estensore comune delle dita.

N.B.: II gomito del giocatore di golf è una patologia simile, meno frequente, che colpisce l'epicondilo mediale e l'origine del flessore comune delle dita.

- H -

HANDICAP: di solito si allude a coloro che a causa di una malattia (tumori, emorragie, lesioni da parto etc.) o a motivo di un evento traumatico (incidenti) hanno perso l'uso degli arti inferiori (paraplegici) o addirittura di tutti e quattro gli arti (tetraplegici). I benefici che l'attività motoria può recare ai portatori di handicap sono molteplici e riguardano aspetti sia fisiologici che psichici ma anche sociali.

- I -

IDRATAZIONE: lo stato di idratazione di un soggetto è il risultato di un bilancio fra entrate ed uscite idriche. Durante l'esercizio muscolare, specie di lunga durata, come calcio, basket maratona, etc., per mantenere una efficiente prestazione, è molto importante compensare le perdite d'acqua della sudorazione, assumendone adeguate quantità, addirittura anticipando la sete, che è già sintomo di uno squilibrio idro-elettrolitico.

- L -

LESIONI DA SOVRACCARICO:

    - Definizione: lesione acuta o cronica a carico dei tessuti dell'apparato locomotore dovuta a movimenti ripetitivi/stereotipati (nell'ambito del lavoro e dell'attività sportiva).

Localizzazione

    - Ossa - Fratture da sovraccarico
    - Articolazioni- Sinoviti

Capsuliti

    - Legamenti - Rottura: può predisporre all'instabilità
    - Tendini - Rottura

Tenosinovite

Tendinite

Lacerazioni

    - Borse - Borsite
    - Muscolo - Dolore

Rigidità a seguito di esercizio fisico

    - Cute Vesciche
    - Intertrigine

Sintomatologia

    - Dolore ben localizzato correlato ad uno schema motorio stereotipato.

L'anamnesi in genere rivela la causa della lesione.

Diagnosi differenziale

    - Di solito evidente in base all'anamnesi.
    - Da cause traumatiche di altra natura, per esempio incidenti sul lavoro.
    - Traumi da attività sportive, apparentemente di poco conto, possono mascherare un'affezione latente ben più grave, per esempio la gotta, l'artrite reumatoide, un ascesso freddo.

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